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"Fin dalle epoche più antiche l'uomo ha sentito il bisogno di fissare nel tempo la memoria di importanti avvenimenti o di circostanze particolari ricorrendo a pitture, sculture, opere di architettura che avessero come caratteristiche la possibilità di durare nel tempo, la grandiosità e l'effetto estetico. Gli alberi, la cui vita in alcuni casi supera il millennio e che si accrescono con continuità con il passare degli anni, rientrano non solo nella dimensione temporale ma anche nella dimensione della percezione che attraversa le generazioni umane, al pari dei monumenti opera dell'ingegno umano. Ma l'albero ha qualche cosa in più: è un essere vivente, muto testimone, e per questo motivo, oggetto di pratiche di culto religioso fin dai tempi più antichi, da parte di moltissime popolazioni. In passato le piante, ed in particolare gli alberi, venivano considerate le manifestazioni più evidenti delle divinità e quindi considerati sacri da molte popolazioni antiche.
Nei culti antichi ricorrente è quello dell'Albero Cosmico che rappresentava l'asse portante dell'intero universo, legame tra la terra in cui affondava le radici, e cielo, che toccava con la sua grande chioma. Tramite l'albero cosmico il Cielo fecondava la Madre Terra che così poteva produrre i suoi frutti. L'albero attirava il fulmine e il fulmine era la manifestazione della divinità che produceva il fuoco che la divinità così donava all'uomo. All'ombra degli alberi sacri si facevano sacrifici, si riunivano gli anziani, si stabilivano le leggi, si emettevano sentenze.
Significativamente nell'Eden è l'Albero della Vita che simboleggia la possibilità dell'immortalità concessa anche all'uomo e l'Albero della Conoscenza del Bene e del Male è il simbolo dell'ordine morale che e attributo del Dio Creatore. L'albero grandioso è anche la nazione potente, nella Bibbia l'abbattimento del Grande Cedro, ad opera dei popoli "tra i più barbari" rappresenta il crollo del grande impero dell'Assiria. Cipressi, platani e olivi erano piante sacre per i Persiani e collegati al culto del fuoco; in Grecia molte specie di alberi erano dedicate ad una particolare divinità: le querce ad esempio simboleggiavano Zeus, gli olmi Ermes, oppure ricordavano una ninfa o un mito. Ad Efeso veniva ricordata la presenza di un olivo vecchissimo alla cui ombra erano stati partoriti Diana ed Apollo. Anche i Celti avevano alberi sacri: il più importante era un frassino l'Yggdrasill, l'albero cosmologico e sacro, dove gli dei si radunavano per dispensare la giustizia.
I Romani, che coltivavano i boschi con regole selvicolturali abbastanza precise ad essi va attribuita la tecnica del governo del bosco ceduo avevano effettuato una vera e propria classificazione degli alberi in base alla loro sacralità introducendo anche il concetto di albero monumentale.
La presenza di lecci secolari in molte aree italiane, tra cui il levante ligure, è dovuta al fatto che tale specie era considerata da molte popolazioni antiche, albero "felice" e propiziatorio. Anche oggi in molti paesi del mondo, dell' Africa, dell' Asia e dell'Oceania, dove persistono religioni animistiche, troviamo alberi sacri, generalmente i più maestosi esistenti.
La simbologia legata agli alberi, che si trova in ogni cultura e in ogni epoca storica, è servita per ricordare un fatto, un avvenimento, il soggiorno di un santo o di un personaggio illustre: molti in Italia dedicati a Garibaldi, come a Caprera, in Aspromonte a Todi, solo per citarne qualcuno, o gli alberi napoleonici o quelli a memoria di episodi della vita di S. Francesco. Una citazione particolare merita il faggio, che con la sua chioma, offrì riparo a S. Giovanni Gualberto presente a Vallombrosa dove il Santo fondò l'ordine dei Vallombrosiani i cui monaci si dedicarono alla coltivazione dei boschi gettando le basi della selvicoltura moderna. L'albero monumentale che sopravvive nel tempo alle malattie, agli eventi meteorici avversi, agli incendi, e soprattutto all'accetta, diviene elemento simbolico anche dei valori fondamentali dell'uomo: gli Alberi della Libertà, come simbolo dei valori prodotti dalla Rivoluzione francese e dall'Illuminismo furono anche in Italia piantati dagli aderenti alla Carboneria, ma molti furono successivamente bruciati dalla restaurazione. Ma la simbologia attribuita agli alberi riguarda anche la memoria più recente: i Parchi della Rimembranza, dove ogni albero piantato in memoria di un soldato caduto, costituisce un valore non solo storico ma anche di pietà, al pari dei monumenti ai caduti, presenti in ogni paese e città, anch'essi spesso circondati da alberi.
A partire dal XVI secolo iniziano i grandi viaggi e la scoperta di nuove terre fa conoscere nuove piante che vengono importate in Europa con cambiamenti radicali anche nell'alimentazione delle popolazioni: vengono introdotte e diffuse la patata, il mais, il pomodoro. Analogamente nuove specie di alberi si introducono negli orti botanici, e vengono diffuse anche per scopi ornamentali per abbellire le città. Tali alberi, coltivati e curati attraverso gli anni, in alcuni casi risultano tuttora esistenti, e di dimensioni spesso ragguardevoli. Naviganti specialmente nel secolo passato, hanno portato attraverso gli oceani i semi o le pianticelle che poi sono stati messe a dimora vicino alle proprie abitazioni, così oggi in Liguria è frequente trovare alberi esotici rari all'interno di parchi e giardini privati, che costituiscono un patrimonio culturale di particolare importanza.
Gli alberi sono stati utilizzati anche per fini pratici, come per indicare i confini di proprietà, tali alberi custoditi di generazione in generazione, si trovano con una certa frequenza anche nei boschi liguri e costituiscono dei veri patriarchi. Se ne trovano anche nelle foreste di proprietà della Regione Liguria e rappresentano una particolare attrattiva turistica. In tali foreste, un tempo facenti parte del Demanio Forestale dello Stato, venivano rilasciati, al momento dell'utilizzazione del bosco, alberi in prossimità delle zone più scoscese per la protezione dei versanti dall'erosione o per la prevenzione delle valanghe: si tratta di alberi vetusti, spesso contorti, di notevole effetto estetico e paesaggistico.
Gli alberi sono stati utilizzati anche per la definizione di capisaldi nell'agrimensura e nelle triangolazioni topografiche o utilizzati per allineamenti magari in forma di viali.
Un'importante funzione assunta specialmente dagli alberi di notevole età ci è offerta dalle applicazioni della dendrocronologia. Normalmente la maggior parte degli alberi produce annualmente un anello di accrescimento, le cui caratteristiche dimensionali dipendono dalle condizioni climatiche e dalle condizioni stagionali. Attraverso l'analisi degli anelli, visibili su apposite carotine prelevabili sui soggetti vivi o sulle sezioni dei fusti quando l'albero muore, è possibile ricostruire non solo le sequenze cronologiche della climatologia del sito, ma anche dedurre preziose informazioni che hanno riguardato la vita stessa dell'albero. Infatti è possibile stabilire le caratteristiche del bosco, se l'albero faceva parte di un complesso boschivo, individuare gli anni in cui il bosco intorno all'albero fu tagliato. Risultano evidenti anche le tracce di attacchi parassitari, di incendi, di danni da particolari eventi meteorici.
Il valore culturale dell'albero assume oggi connotazioni nuove: la conservazione degli alberi per motivi religiosi si è evoluta nella conservazione della natura anche come risorsa estetica, tanto che in Italia recentemente si è ripristinata la festa degli alberi e si impone ad ogni comune di piantare un albero per ogni nato. Il simbolismo dell'albero eh si pianta quando nasce un bambino, così come fanno tradizionalmente popolazioni di ogni continente e ogni cultura, ha un significato molto più profondo inquanto l'albero produce ossigeno e immagazzina l'anidride carbonica ammortizzando l'effetto serra che questa, come inquinante,ha determinato, esso produce quindi nutrimento per l'uomo e per gli animali, fornisce legno che può essere utilizzato come combustibile o come materiale dai molteplici usi.
L'albero dà reddito per i suoi prodotti tra i quali non bisogna dimenticare i frutti, gli oli, i lattici, i prodotti medicinali, consolida i suoli delle pendici montane limitando l'erosione da parte dei venti e delle acque, che anzi vengono conservate e immagazzinate, blocca la desertificazione.
L'albero è quindi come affermò Edouard Saouma, Direttore Generale delle N.U. per l'Alimentazione e l'Agricoltura in occasione della giornata Mondiale dell'alimentazione del 1991 "Fonte di vita in quanto elemento essenziale di tutti gli ecosistemi fondamentali per l'umanità. Necessario per lo sviluppo di un futuro migliore."
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